Wallride Festival: il palco più divertente di sempre 0 395

Sabato 27 siamo stati al Wallride Festival di Altamura, uno dei maggiori festival di Street Culture in Italia che si tiene annualmente nella “Città del Pane” dal 2015. Per l’occasione, sabato, eravamo proprio sul palco ad ascoltare i concerti di Gomma, Ketama e Noyz Narcos. Oggi possiamo dirvelo: è stato uno dei palchi più divertenti su cui siamo mai stati.

Il festival ha aperto i cancelli al suo pubblico già dalle 10 di mattina, all’interno dello stadio comunale di Altamura, dal quale l’hip hop fuoriusciva anche dai muri: tra rampe da skate, stand delle più grandi marche di streetwear, contest di breakdance, odore di Montana e campi di pallacanestro, Altamura si è trasformata in un piccolo Bronx per divulgazione culturale. E i concerti della sera non sono stati affatto da meno.

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Start ore 21 con i Gomma. La band di Caserta porta sul palco un live di quarantacinque minuti anche se, dobbiamo dire, con non troppo entusiamo, complici forse un paio di pirla in prima fila che urlavano sfottò con accento napoletano. Non fraintendeteci: che i Gomma siano un po’ timidi e freddi, in pieno stile punk, lo sappiamo; è il loro personalissimo modo di portare la musica dal vivo ed è un mood che va a braccetto con il loro sound. Ilaria parla poco, annuncia giusto Elefanti e un altro paio di brani, ringrazia il fonico e saluta il pubblico prima dell’ultimo pezzo. A prescindere, i Gomma restano una delle realtà più forti del momento, in grado di portare live tutta quella ribellione che si annida nei loro testi: pirlas a parte, l’esecuzione è stata una bomba.

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Al lato dello stage intanto arriva Ketama, scambia due chiacchiere con un paio di persone nel pubblico e rientra dietro – giusto il tempo per farci un dito medio nelle storie di Instagram prima di salire sul palco del Wallride Festival e aprire con Angeli: alla fine del brano invita anche il pubblico a guardare il film con Marin Scorsese da cui è tratta la citazione finale, Mean Street. Il live procede liscio e ci si rende subito conto del perché Kety sia diventato in poco tempo uno degli artisti più importanti della scena trap italiana: l’attitudine a stare sul palco come se fosse il divano di casa propria, la verità che trapela dai suoi testi e la genuinità di chi non vuole regalare al pubblico un’immagine diversa dalla realtà, lo rendono uno dei cantanti più ricercati della scena; e infatti, maglia a righe nere e bianche, ciabatte che fan pendant e calzino bianco: come detto, il palco o il divano non influiscono. Ketama è Ketama, il vero, sempre e comunque. Il pubblico lo sa e risponde al meglio: Rehab, Misentomale, Baby Droga Freestyle e Piccolo Kety vengono accolte con entusiasmo dai circa trecento spettatori e Piero non si fa mancare nulla, neanche un bagno di folla sul suo cavallo di battaglia: Lucciole. Così, alle 23, dopo altri quarantacinque minuti, anche un pezzo di questa serata finisce; ma solo per poco, il tempo fare spazio a chi, da anni, calca i maggiori palchi italiani.

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Noyz Narcos – come si suol dire – non ha bisogno di presentazioni: è una garanzia a partire dal nome. Il suo ultimo disco, Enemy, certificato disco d’oro dopo una sola settimana, ha riconfermato il trend del king del rap italiano. Aspettavamo di vedere Noyz live da parecchio tempo, come molti suoi fan. A rendere ancor più pesante l’attesa è il possibile ritiro dalle scene del rapper alla fine del tour, come precedentemente annunciato – almeno nelle intenzioni. Ovviamente, noi sul palco abbiamo visto uno degli artisti più in forma del momento che ha ancora molto da dire, sostenuto dalle basi di un mostro sacro come Dj Sine. L’apertura viene affidata ad Inri, open-track dell’ultimo disco, accolta con un’ovazione da parte del pubblico schiacciato sulla transenna. Noyz le spara una dopo l’altra: Alfa Alfa, Mi Casa, R.I.P., Sinnò Me Moro, Non Dormire e Training Day con tanto di intro; si concede anche un piccolo siparietto in dialetto barese prima di continuare a tirare dritto fino alla fine del live. Poche smancerie e tanta cattiveria passano dal microfono del rapper romano; qualcuno gli fa i complimenti per le scarpe tra una canzone e l’altra, Emanuele ride e chiude il concerto.

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Noi non sappiamo se questo sarà l’ultimo tour der Noyz; quello che sappiamo è che sabato, sul palco del Wallride Festival, abbiamo assistito alla rappresentazione fisica di un manifesto generazionale: perché i Gomma, Ketama e Noyz Narcos sono i campioni in carica dei rispettivi generi e ci vorrà davvero molto tempo prima che le cose cambino. Fortunati i presenti.

Un’anteprima della nostra galleria:

Si ringrazia tutta l’organizzazione del Wallride Festival e gli staff degli artisti.
Foto a cura di Greta Odone.
Guarda il report fotografico comprendente oltre 40 foto dal nostro album di Facebook!

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Cinzella Festival: ritorna la mitica pecorella 0 191

L’Associazione Culturale AFO6 – Convertitori di idee in collaborazione con RADARConcerti e con il patrocinio di APULIA film Commission, annuncia i protagonisti del Cinzella Festival, il festival dedicato a musica e cinema che si terrà dal 17 al 20 agosto a Grottaglie (TA), nell’incantevole e unico scenario delle Cave di Fantiano, per la direzione artistica dell’attore Michele Riondino.

Cinzella è il festival dedicato alla musica e al cinema che lo scorso anno è diventato un autentico polo di attrazione artistica e culturale tra le splendide colline murgiane e i profondi lembi di mare della penisola jonico-salentina. Una scommessa vinta grazie a una line up di eccellenze musicali e alle rassegne cinematografiche d’autore legate a musica e arte. Questa nuova edizione avrà luogo alle Cave di Fantiano di Grottaglie, location dall’inestimabile valore paesaggistico, costellata di scenari mozzafiato: una ex cava di tufo ora divenuta un parco naturale dalle caratteristiche uniche, palcoscenico di eventi e manifestazioni culturali di rilievo nazionale. 

Cinzella Festival deve il suo nome a una figura molto nota alla cultura popolare tarantina. Cinzella, infatti, è stata una celebre “accompagnatrice” di uomini e di adolescenti, una donna così speciale da rimanere impressa nella memoria collettiva. Il logo del festival è la pecora, un tributo a un fatto di cronaca legato alla prima culla del festival, la Masseria Carmine di Taranto, divenuto simbolo dell’inquinamento dopo che, tra il 2008 e il 2010, sono stati abbattuti 600 ovini contaminati dalla diossina. Proprio lì, nel 2017, è nato il Cinzella Festival, in una splendida masseria persa in una valle di ulivi e diventata la speranza di una rinascita, di una “ventata” di cambiamento per la città e per l’intera provincia.

17 AGOSTO – BATTLES, I HATE MY VILLAGE, DIGITALISM dj set

BATTLES, ovvero la Networked Band: un progetto capace di combinare arte, sperimentazione e tecnologia nella musica, in un’unica esclusiva data italiana per presentare in anteprima il nuovo album in uscita in autunno per Warp Records. Nato nel 2002 dalle menti del batterista John Stanier (Helmet e Tomahawk), del chitarrista e tastierista Ian Williams (Don Caballero e Storm & Stress) e del chitarrista David Konopka (Lynx), il (super)gruppo unisce avanzi prog al rock più sperimentale, per sonorità segnate dall’era post industriale e computerizzata.

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Battles

Gli special guest della serata saranno gli I HATE MY VILLAGE. Fabio Rondanini (batteria di Calibro 35, Afterhours) e Adriano Viterbini (chitarra di Bud Spencer Blues Explosion e molti altri) presentano questo loro nuovo progetto che testimonia l’amore viscerale dei due per la musica africanaun amore nato sui palchi – accompagnando maestri quali Bombino e Rokia Traoré – e poi cresciuto in sala prove con la curiosità di chi ha costantemente voglia di contaminarsi e divertirsi nell’ampliare il proprio orizzonte. Alberto Ferrari (Verdena) si inserisce con la sua inconfondibile vocalità donando all’amalgama strumentale un ulteriore elemento capace di unire mondi – apparentemente lontani – che in I Hate My Village sembrano coesistere da sempre.

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I Hate My Village

Seguirà DIGITALISM dj set, i re del clubbing mondiale fin dalla fondazione nel 2004, in console per chiudere all’insegna delle danze la serata di inaugurazione del Cinzella Festival.

18 AGOSTO – WHITE LIES, MARLENE KUNTZ

White Lies presenteranno dal vivo il nuovo album Five, uscito il 1° febbraio per PIAS Recordings, che festeggia i dieci anni della band. Il disco vede un’energia rinnovata nella creatività del trio londinese, ancora una volta capace di allargare i suoi territori sonori dall’electro rock al synth pop. Il risultato è un album importante e ambizioso, che segna il capitolo più maturo della discografia dei White Lies, nei testi e nella sperimentazione musicale.

Marlene Kuntz festeggeranno sia i trent’anni di attività che il ventennale del loro terzo disco Ho Ucciso ParanoiaUn viaggio a ritroso ricco di emozioni che per qualcuno potranno anche trasformarsi in nostalgia, ma densa di vitalità positiva e rigenerante: lo faranno con 10 concerti doppi (da cui 30-20-10MK al quadrato), un primo tutto acustico e un secondo elettrico, per un totale di quasi tre ore di spettacolo. 

“Abbiamo deciso di portare avanti l’esperimento fatto lo scorso ottobre a Milano, quando un pubblico attento ed emozionato ci seguì in queste due nostre dimensioni. Allora fu un esperimento, ora sarà una conferma, assecondando il desiderio di portare in giro per l’Italia la doppia anima che è insita nel nostro stesso nome.”

(Marlene Kuntz)
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19 AGOSTO – AFTERHOURS

A sorpresa, dopo poco più di un anno dalla memorabile e ormai storica data del 10 Aprile 2018 al Forum di Assago da cui, lo ricordiamo, è stato tratto un CD/DVD live dal titolo “NOI SIAMO AFTERHOURS” la band capitanata da MANUEL AGNELLI ha recentemente annunciato la partecipazione al Sonic Park Festival di Bologna, il 18 Luglio. Oggi, a distanza di qualche settimana, gli Afterhours ci sorprendono di nuovo dando notizia di una seconda, ultima ed esclusiva data per il 2019.
Saranno le sole due opportunità per vedere su un palco la band milanese che ha scelto, dopo il Forum, di prendersi un lungo periodo di lontananza dalle scene.
La location scelta è il Cinzella Festival di Grottaglie (TA) nell’incantevole scenario delle Cave di Fantiano, e la data è fissata per il 19 Agosto.

“Abbiamo scelto Taranto perchè negli ultimi anni ci siamo particolarmente legati a questa città. Taranto vive di grandi contraddizioni ma negli ultimi anni grazie anche al lavoro di molti artisti ed operatori culturali liberi si sta rilanciando alla grande e noi siamo felici di fare parte in qualche modo di questo rilancio”, dice la band. “Ci sembrava inoltre un gesto rispettoso e affettuoso nei confronti di tutti i fan del sud Italia che avranno così modo di vederci dal vivo dopo un lungo periodo di assenza”.

(Afterhours)
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20 AGOSTO – FRANZ FERDINAND

Pietra miliare dell’indie pop, Franz Ferdinand hanno pubblicato il 9 febbraio 2018 Always Ascending.
Prodotto da Philippe Zdar dei Cassius
, il disco rinnova ma non tradisce le radici indie pop/rock dei FF e fa innamorare di sé pubblico e critica.  “Always Ascending is, everywhere you look, a record driven by vim, vigour and ideas, and plenty of Kapranos’ idiosyncratic way with a lyric.” (NME) Always Ascending è solo l’ultimo tassello di una carriera iniziata con l’indimenticabile esordio discografico Franz Ferdinand (2004) che ha portato la band a essere considerata oggi un’istituzione della musica alternative e uno dei progetti più illuminanti del nuovo millennio musicale

Come ogni anno, il Cinzella avrà poi una sezione dedicata al cinema d’autore. Verranno presto annunciati nuovi nomi in cartellone musica. Per info e aggiornamenti vi rimandiamo alla pagina Facebook e Instagram dell’evento.

Blunote Radar X Silent Bob 0 375

Edoardo Fontana, in arte Silent Bob (dalla famosa coppia comica Jay e Silent Bob), è un rapper milanese classe ’99 trapiantato nella provincia di Pavia, precisamente a Dorno. Silent Bob si è fatto un nome nella scena milanese grazie ai parecchi singoli pubblicati, tra i quali spicca “Vele Nere”, in collaborazione con Neek the Shine, la quale ha fruttato mezzo milione di stream su Spotify. Lo stesso numero di stream che ha prodotto anche “Silent EP”, il primo vero progetto uscito l’anno scorso che ha sancito la collaborazione tra il rapper milanese ed il producer Sick Budd, oltre all’ingresso nell’etichetta Bullz Records. Da allora sono tantissimi i singoli pubblicati dal duo, tutti con ottimi risultati in termini di visualizzazioni. Silent Bob è in realtà un vero e proprio fenomeno: son pochi gli artisti della stessa età che possono vantare i suoi numeri e questo lo pone sicuramente fra gli emergenti di spicco della scena rap, motivo per il quale abbiamo deciso di intervistarlo all’interno di Blunote Radar, la nostra rubrica dedicata agli artisti emergenti.

Durante quest’intervista abbiamo parlato con Silent Bob dei suoi punti di riferimento musicali, del percorso artistico che lo vede crescere ogni giorno affiancato dal già citato Sick Budd, ma anche dei temi che tratta all’interno dei suoi testi, dove strada e malinconia si fondono in un discorso decisamente maturo per l’età dell’artista, e della difficoltà di emergere quando si viene dalla provincia.

Ciao Edoardo! Per iniziare, voglio presentarti prima ai lettori attraverso dei nomi conosciuti; ascoltandoti si percepiscono le varie sfumature dei tuoi possibili riferimenti musicali: mi son subito venuti in mente il primo Salmo, Mezzosangue, ma anche un modo di fare tipico di Rasty Kilo. Ci ho azzeccato?
Il primo disco di Salmo mi gasò un sacco già al primo ascolto – ed ero molto piccolo quando uscì: lo porto ancora dentro. Mezzosangue non l’ho mai ascoltato davvero ma credo che l’accostamento derivi molto dal timbro vocale, anche perché scriviamo molto diversamente. Per la scrittura mi sento infatti molto più vicino a Rasty Kilo.

Un anno fa hai rilasciato il tuo primo vero lavoro, Silent EP, che ha sancito anche la tua collaborazione con Sick Budd. Sei soddisfatto del lavoro?
Conta che per quell’EP non avevamo nessuna aspettativa, come puoi vedere sono sei singoli messi insieme. Potevano benissimo uscire uno ad uno, ma li avevamo già pronti e abbiamo pensato di farli uscire tutti insieme per iniziare con un primo progetto facendoci qualche data in giro per farci conoscere ed è stato tutto molto tranquillo. È giusto una raccolta di singoli, insomma…

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Silent Bob

Beh comunque ha avuto un buon successo con qualche centinaio di migliaia di ascolti: per qualcosa di nato senza pretese è un grande traguardo!
No, no, ma infatti lo è stato! Prima di Silent ho fatto bei numeri con dei singoli, però ti dico che quando non ti conosce nessuno ed entri in una scena come quella di Milano, abbastanza rinomata, con due pezzi che vanno bene, vuol dire poi dover tenere alta l’asticella e mantenere quella soglia. Con SIlent EP, un lavoro durato praticamente tre mesi, abbiamo fatto mezzo milione di ascolti quindi bella lì, è un bel risultato. Ne son contento. Sarà stata proprio questa genuinità a far sì che arrivasse, perché è arrivato.

Assolutamente, con mezzo milione di ascolti è arrivato sì. Come dicevamo, l’EP è stato l’inizio della tua collaborazione con Sick Budd, un produttore di Milano un po’ più grande di te – vi passate sette anni – e da quando avete rilasciato Silent EP ad oggi hai cambiato un po’ il sound, tastando un po’ sonorità trap. Dove andate a parare?
In realtà proprio con SIlent EP mi hanno accostato ad altri rapper, anche quelli che hai detto tu: Salmo, Kilo… questa cosa mi fa piacere, perché vuol dire che son riuscito a racchiudere tante cosa in una, ma volevo anche trovare una dimensione che fosse solo mia. Quindi posso dirti che con Sick Budd stiamo lavorando su questo: penso agli ultimi singoli ed altre cose che non sono ancora uscite; sono tantissime, ma tutte con un filo conduttore che mi riguarda. Stiamo lavorando molto sulla mia personalità, sulla nostra dimensione artistica. Voglio trovare qualcosa di mio e devo dire che ci stiamo riuscendo: sento che si sta iniziando a formare un vero e proprio stampo. Con Jacopo mi trovo benissimo nonostante, come dici, sia più grande; non è stato sempre così: all’inizio non ci capivamo molto, siamo persone molto diverse: io sono molto sanguigno, lui è il classico producer nerdissimo (Ride, n.d.r.). Però ci completiamo molto: arrivo in studio con un sacco di roba disordinata e lui riesce a riordinare il tutto e creare la cosa. Lui è tutta testa, io ci metto il cuore!

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Sick Budd

Discorso etichetta: sei ormai entrato da un po’ nella Bullz Records, dove nel roster figurate praticamente solo tu e Sick Budd. Come procede?
Sì, ormai son parte dell’etichetta tanto quanto loro; anche se due anni son pochi si è creato un grande rapporto: con Oscar White, il fondatore, c’è una grande amicizia ed è praticamente entrato in famiglia. Non è per nulla un discorso del tipo ‘prima etichetta’, che ti lancia e poi arrivederci, anzi: spero di fare il grande salto per portare su anche loro e viceversa, lavorando come un grande team, perché siamo tutti sulla stessa onda e la cosa è davvero figa.

Torniamo a parlare di musica: da poco più di un mese è fuori il tuo ultimo singolo, Hooligans, che, come dicevi, è uno dei lavori nel quale ti stai orientando più verso il nuovo sound…
Guarda, Hooligans è venuta fuori molto casualmente: non doveva uscire una traccia del genere, così trap, ma alla fine è successo. È il concetto di Hooligans che mi gasa, dei tifosi ‘del gioco’, quelli che stanno fuori dal campo ma ne fanno parte, a volte senza neanche una vera fede calcistica, senza squadra, solo per il calcio. E pur non essendo i protagonisti, sono parte integrante e fondamentale di quello sport: ecco, io mi son sempre visto così nel rapporto con la scena. Noi facciamo bei numeri, ma qui a Garlasco, provincia di Pavia, siamo lontani da Milano, non la viviamo come si dovrebbe pur facendone parte, e la cosa rimane un po’ ‘fuori dal campo’. Magari è un complesso mio, ma sento molto questa cosa.

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Un fotogramma del video di “Hooligans”

Beh, tu più di tutti puoi però raccontarci la provincia e le sue difficoltà: com’è emergere da quel contesto?
Eh… Ti dico, io sento di essere partito da meno dieci – neanche da zero. Sono anni che mi cimento col rap, dai tempi delle cantine insieme a tre amici che son riuscito a trovare in zona a cui piaceva questa musica. Ci si fumava le canne, si rappava, senza pensare mai a qualcosa di davvero concreto. Però il rap mi è sempre venuto da dentro e quando mi son mosso in città ho notato tutto un altro movimento: in provincia è difficile anche trovare quelle tre persone di prima e parlare con loro di rap; in città il discorso è totalmente diverso: è come stare in paradiso. Ma è anche una questione di mentalità: qui giri e giri, ma vedi sempre le stesse tre cose, ragioni sempre nello stesso modo. Però è anche d’aiuto per focalizzarmi sono sulla musica, una cosa che da un po’ di tempo a questa parte avviene in modo quasi ‘religioso’: l’unica distrazione è il Campari al bar, il resto della mia giornata lo dedico alla produzione. Ma è uno dei pochi vantaggi.

Però esistono esempi di gente che è riuscita ad emergere da questi contesti provinciali anche con successo: penso a Madman che è delle mie parti, ad esempio…
Massì, anche Fibra è della provincia. In realtà è gente che merita tanta stima, perché quelli che vengono dalla provincia si son fatti il doppio del culo per arrivare lì e quando ce la fanno si sente, si percepisce… Nulla da togliere a chi viene, per dire, dal centro di Milano, per carità. Ma nessuno di noi è inserito nella scena, non c’è un posto dove il sabato sera vai a fare freestyle… il sabato esci con chi c’è e fai quello che si fa normalmente fuori da quel contesto. Penalizzante, ma la soddisfazione di arrivare dove conta è tanta.

Torniamo a parlare di musica adesso: nei tuoi testi sono tantissimi i riferimenti alla criminalità; in più, leggevo su una tua vecchia intervista che ti imponi di scrivere solo cose vere. Allo stesso tempo, proprio in Hooligans dici testualmente ‘macchine in panne, vizi, condanne, speri mi salvi la musica’. La musica può essere davvero una via d’uscita a questi contesti sociali?
Sì. Sempre rimanendo nella provincia è strafacile che succedano cose del genere, rimanendo anche nell’ombra: proprio adesso ho un amico che vedevo sempre che deve farsi un botto di mesi ai domiciliari. Io ho fatto un sacco di cazzate ma son riuscito a capire e a dire basta, ma per il resto ho un sacco di persone vicine e alcune mi chiedono anche di parlarne per sentirsi parte della cosa. Non se la passano bene e voglio dare una mano anche a loro, a questi amici che si trovano in situazioni per niente facili. Qui poi c’è anche una questione economica critica: se non conosci il cugino o lo zio col bar è difficilissimo trovare lavoro. Io qualcosina l’ho trovata grazie alla mia famiglia – e faccio il dog sitter, non so se mi spiego. (Ride, n.d.r.) Ma come fai a trovare lavoro senza agganci in un paese di cinquemila persone? E così finisci per fare qualche cazzata… e va a finire che ne parli perché son situazioni che hai fatto e che i tuoi amici ancora fanno. Allo stesso tempo trovo davvero impossibile, per come son fatto, scrivere qualcosa che non mi appartiene: non tirerei mai su qualcosa di cui, per esempio, parla Rasty Kilo, perché sono situazioni diverse. Mi è capitato di buttare giù qualcosa che fosse ‘troppo’, e alla fine la tiro via perché non parla di me, non dice il vero. Chi cazzo sono, un gangster? Non voglio neanche che passi quell’immagine perché non è così.

Nella tua musica c’è quindi tanta strada, tanta rabbia, eppure ci ho trovato anche molta malinconia ed anche un fondo dedicato alla depressione, che coi primi due argomenti possono sembrare separati eppure nella realtà di tutti i giorni sono molto vicini. Non lo scopro io che i contesti ‘criminali’ sono comunque contesti difficili, tristi: come si amalgamano questi sentimenti in Silent Bob?
Beh, in realtà la criminalità è solo la parte visiva, quello che vedi e quello che trascrivo nelle mie canzoni. Ma poi, scavando a fondo, emerge tutta l’emotività. Sono una persona molto emotiva, non lo nascondo: faccio problemi enormi anche per cose piccole. Prendo ad esempio il mio amico di prima: son stato malissimo per lui. Il carcere, i domiciliari, non sono per niente cose belle e sento lo hanno cambiato. E se cambia lui cambio anch’io, perché lo sento vicino a me. Ed è proprio qui che si unisce quello che vedo e quello che provo, un’unione che poi metto in musica. Mischiare questi due mondi mi ha sempre affascinato.

Abbiamo affrontato la strada, abbiamo affrontare la malinconia… manca sicuramente l’amore, di cui parli in “Ma come abbiamo fatto”. Non sembri il tipo, ma vedremo altri pezzi del genere?
Effettivamente è così, anzi fino ad allora non concepivo neanche il semplice trattare l’argomento all’interno del rap. Ho rivalutato totalmente la situazione, come il più classico dei cliché, quando ho chiuso una relazione. Come sempre quando si tratta di queste cose, è stata una roba uscita molto di getto, per esigenza: quel testo è stato scritto il giorno prima di arrivare in studio; il beat l’abbiamo fatto in niente e abbiamo registrato lo stesso giorno. È stata una cosa velocissima e subito metabolizzata. Parla di una situazione con una ragazza che c’è stata ed è stata importante. Per farti capire il livello d’esigenza, se l’ascolti attentamente noti che è il più classico dei pezzi rap: non ci abbiamo montato su effetti, robe fighe… è un testo buttato di rabbia su una base. Necessità d’espressione, nessuna struttura melodica particolare a reggere il tutto – come può essere stato per Hooligans. Nessun obbiettivo artistico, per intenderci. Per quanto riguarda quello che verrà non sono sicuro della risposta: stiamo lavorando tanto e sicuramente lo spazio per il love c’è. (Ride, n.d.r.)”

Siamo quasi in chiusura: hai fatto uscire una caterva di singoli, a quando un disco di Silent Bob?
Non posso dirti quando, ma posso dirti che stiamo lavorando ad un progetto grossissimo. Abbiamo anche delle collaborazioni molto fighe con artisti molto ma molto più conosciuti di me. Non posso dirti neanche di chi stiamo parlando perché è davvero gente grossa, mi ucciderebbero (ride, n.d.r.). Se vuoi lo dico solo a te, ma è top secret (e quindi: non contattare l’autore di quest’intervista per avere ulteriori informazioni, n.d.r.). Comunque sia, c’è sicuramente il bisogno di un progetto serio e arriverà.

Dove ti vedremo live quest’estate?
Quest’estate ancora non ci hanno chiamato da nessuna parte, non so, ci odiano… (Ride, n.d.r.). Forse un grosso festival ma davvero non so dirti perché non se n’è ancora parlato seriamente. Comunque terrò aggiornati.

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